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02/09/2026 18:07
Il video riporta fatti oggetto di un procedimento giudiziario ed è realizzato esclusivamente a fini informativi e di cronaca.

Diciotto archiviazioni oggi, tredici condanne definitive in Appello per un corteo molto simile di qualche anno prima. Sul saluto romano durante le commemorazioni di Sergio Ramelli, a Milano, la differenza la fa il contesto.
Per i fatti del 2023 il pubblico ministero Alessandro Gobbis aveva chiesto l’archiviazione per diciotto militanti di estrema destra, indagati per manifestazione fascista e propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale. La giudice per le indagini preliminari Rossana Mongiardo ha accolto la richiesta.
Secondo la Procura, in quella manifestazione il saluto romano e la chiamata del “presente” non avevano espresso un’ideologia di intolleranza, ma erano riconducibili alla commemorazione di Ramelli. Soprattutto, non sarebbero emersi elementi sufficienti per sostenere un concreto pericolo di ricostituzione del partito fascista.
Ed è qui che arriva il confronto con il 2018. Per quella commemorazione, invece, tredici militanti erano stati condannati a quattro mesi di reclusione e la Corte d’Appello di Milano ha poi confermato la sentenza.
In quel procedimento i giudici avevano attribuito un peso diverso alle modalità della manifestazione: lo schieramento compatto dei partecipanti, la chiamata del “presente”, i saluti romani ripetuti e l’impostazione complessiva del corteo erano stati ritenuti sufficienti a integrare un pericolo concreto per l’ordinamento democratico.
Due procedimenti, dunque, con esiti opposti ma non necessariamente contraddittori. Il saluto romano non viene valutato in astratto: per i giudici contano il contesto, le modalità e la capacità concreta del gesto di trasformarsi da commemorazione a manifestazione fascista.