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17/09/2026 19:14
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

Due anni di carcere con sospensione della patente per 1 anno. Il Tribunale di Milano ha accolto l’istanza di patteggiamento per Giusto Chiacchio, l’agente di polizia accusato di aver investito e ucciso il 25enne Matteo Barone nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2025 in via Porpora. Un giudizio accolto con grande amarezza da parte di familiari, amici e dal legale che li assiste, l’avvocato Domenico Musicco, a pochi giorni dall’anniversario della scomparsa.
Quella notte, entrambi rincasavano dopo una serata passata con amici: Chiacchio era a bordo del suo suv, mentre Barone a piedi. L’impatto è avvenuto all’altezza tra via Porpora e via Ingegnoli: il 25enne è stato sbalzato per diversi metri, non è morto subito ma al Policlinico, dove è stato portato in codice rosso. Da allora, il palo all’altezza con via Adelchi, lo ricorda insieme a un murale.
L’agente, 26 anni, era invece stato trasportato alla clinica Città Studi in codice verde per lo shock, ma poi si era allontanato; per questo era stato anche denunciato. Il suo tasso alcolemico, misurato 4 ore dopo, era di 0,63. Per lui, l’allora pm Maurizio Ascione aveva disposto l’arresto per omicidio stradale. Il gip Roberto Crepaldi aveva convalidato, ma liberandolo dalla misura cautelare.
Durante l’interrogatorio, Chiacchio aveva raccontato di aver bevuto soltanto “due gin tonic”, di star viaggiando a una velocità tra i 50 e i 70 km/h in via Porpora e di aver frenato all’impatto con Barone, che a detta sua si era lanciato all’improvviso sulle strisce pedonali. Ma sin dall’inizio, guardando fin dove era stato sbalzato Barone, si era capito che l’agente andava ben più forte.
Tuttavia, la sua collaborazione con le forze dell’ordine ha permesso la sua scarcerazione prima e l’ok al patteggiamento ora. Non resta quindi che l’amarezza di parenti e amici, che non smettono di ricordarlo con fiori e lettere a quel palo all’angolo con via Adelchi. Mista anche alla rabbia di non aver mai ricevuto scuse da parte dell’agente, che anche nell’interrogatorio, si legge negli atti, ha dimostrato scarsa empatia verso la vittima.