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23/06/2026 15:36
Il contenuto affronta un evento sensibile in chiave informativa e giornalistica, con l’obiettivo di fornire contesto e comprensione dei fatti.

Il futuro del CPR di via Corelli continua a spaccare la politica lombarda. Da una parte chi ne chiede la chiusura dopo le denunce emerse dalle inchieste e dal processo in corso. Dall'altra chi lo considera uno strumento indispensabile per il controllo dell'immigrazione irregolare. Ed è proprio da questa seconda posizione che prende forma la mozione approvata martedì 23 giugno dal Consiglio regionale.
Il documento, presentato da Fratelli d'Italia, impegna la Regione a manifestare al Governo la propria contrarietà alla chiusura dei Centri di permanenza per il rimpatrio e a sostenere invece il potenziamento e la riorganizzazione delle strutture esistenti, a partire proprio da quella di via Corelli.
Per la maggioranza, le criticità emerse negli anni non possono diventare il motivo per smantellare una struttura ritenuta strategica per i rimpatri. Se vengono accertate irregolarità, si legge nella mozione, occorre intervenire per ripristinare legalità, controlli e tutele, mantenendo però operativo il centro.
Di segno opposto la posizione della sinistra. Nelle scorse settimane è stata presentata una diffida formale al sindaco Giuseppe Sala per chiedere la chiusura del CPR milanese. Tra i promotori anche il consigliere regionale Luca Paladini.
Intanto il dibattito si intreccia con il processo in corso sulla gestione della struttura. Nell'ultima udienza alcuni ex trattenuti hanno raccontato in aula condizioni definite disumane, tra degrado, farmaci e tentativi di suicidio. Testimonianze che continuano ad alimentare lo scontro politico sul destino di via Corelli.