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22/05/2026 14:55
Dalle aule per i più piccoli, ai corsi per adulti, fino agli esami di certificazione d’inglese: per decenni il British Council è stato una porta aperta sul Regno Unito. Oggi però davanti al consolato britannico di Milano sono scesi in piazza i lavoratori, con la paura che quella porta stia per chiudersi davvero.
Al centro della protesta il piano annunciato l’11 maggio: 108 licenziamenti su 130 dipendenti in tutta Italia. Milano concentra circa la metà dei lavoratori coinvolti. Secondo i sindacati non si tratta di una crisi economica, ma di una scelta politica del governo britannico, inserita in una più ampia riorganizzazione internazionale.
Secondo i sindacati il problema non sarebbe economico: i conti del British Council continuerebbero a reggere e solo il settore dei corsi per bambini sarebbe in calo. Per questo parlano di una scelta politica più che finanziaria. Il timore dei lavoratori è che l’istituzione voglia trasferire attività e assistenza clienti in Paesi dove il costo del lavoro è più basso, puntando sempre di più su lezioni e servizi completamente online.

Una decisione che, secondo i lavoratori, rischia di interrompere anche un pezzo di cooperazione culturale tra Italia e Regno Unito, attiva dal 1951. Dopo il presidio di oggi, la mobilitazione continuerà con nuove giornate di sciopero già annunciate per il 4 giugno.