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16/07/2026 15:21
Il contenuto affronta un evento sensibile in chiave informativa e giornalistica, con l’obiettivo di fornire contesto e comprensione dei fatti.

Un lavoratore su quindici a Milano è esposto al rischio di caldo estremo e alle sue conseguenze. È quanto ha rilevato il rapporto pubblicato da Greenpeace Italia, che ha analizzato l'impatto dell'aumento delle temperature sui luoghi professionali negli ultimi cinque anni.
Lo studio considera prima di tutto il contesto nazionale, nel quale si evidenzia come tra il 2021 e il 2025 la frequenza delle giornate estive caratterizzate da un rischio termico elevato sia aumentata del 60%, arrivando a coprire un terzo del periodo monitorato. Negli ultimi cinque anni, durante la stagione più calda dell’anno, una media di ben 670mila lavoratori al giorno, con picchi anche di 1,5 mln, si è trovata esposta ai raggi solari.
Nel territorio metropolitano di Milano, la frequenza delle giornate ad alto rischio ha registrato un incremento sensibile: se in media, nel biennio 2021-2022, erano 43, in quello che copre il 2024 e il 2025, sono state 51. Considerando i cinque anni toccati dallo studio, sono stati in media 165mila i lavoratori che, quotidianamente, si sono esposti al caldo estremo, pari appunto a 1 su 15.
I comparti che a Milano e provincia subiscono maggiormente l’impatto delle temperature roventi sono il trasporto merci su strada e magazzinaggio (65mila addetti), il settore edile (60mila) e i servizi per gli edifici e la cura del verde (36mila).
Discutendo il report, Greenpeace Italia ha sottolineato che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, negli ultimi quattro anni sono morte 200mila persone per via del caldo estremo. E la Cgil Milano, che ha collaborato alla sua stesura, attraverso le parole di Vincenzo Greco, della segreteria, ha invocato con urgenza “una cassa integrazione obbligatoria nei casi in cui le temperature non siano compatibili con la salute”, ricordando il paradosso vissuto dai rider.