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16/06/2026 18:05
Stessa toga, stessi corridoi di tribunale, ma compensi che viaggiano su binari molto diversi. A Milano, nel mondo dell’avvocatura, la distanza economica tra uomini e donne resta tra le più marcate d’Italia.

Ed è un paradosso che pesa ancora di più se si guarda al contesto: il capoluogo lombardo è il distretto più ricco del Paese, con guadagni medi che superano i novantatremila euro l’anno.

Eppure, secondo il nuovo rapporto della Cassa Forense, le professioniste si fermano a poco più del quaranta per cento di quanto dichiarano i colleghi. Una differenza che vale oltre settantamila euro ogni anno.

Il dato sorprende anche per un altro motivo: negli studi legali milanesi le donne sono ormai la componente più numerosa, superano il cinquantuno per cento degli iscritti. Ma la crescita numerica non si traduce ancora in equilibrio economico.

La frattura, spiegano gli analisti, si allarga soprattutto nel corso della carriera. A incidere sono spesso i tempi della maternità, la gestione familiare e un modello professionale che, nella libera professione, continua a scaricare gran parte del peso sulle donne.

Il risultato è che molte rallentano il percorso, riducono il lavoro o scelgono di uscire.

E così il luogo dove si concentra la maggiore ricchezza dell’avvocatura italiana diventa anche il simbolo di una disparità che, nonostante gli anni, resta ancora profondamente radicata.