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12/10/2026 10:20
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico

Un blazer appeso, simbolo di una carriera lasciata alle spalle. La luce che entra da una finestra, i sorrisi degli amici, le strade di una città che piano piano diventa casa. Dietro ogni fotografia c’è una storia. E dietro ogni storia, una donna che prova a ricominciare.
Sono 23 le protagoniste di ‘RI-SCATTI. Prima che sia notte’, la mostra inaugurata al PAC di Milano, che affida alle donne migranti e rifugiate il compito di raccontarsi attraverso l'obiettivo di una macchina fotografica.
C'è Maya, avvocata siriana che cerca di ricostruire la propria identità professionale. Amal, palestinese, che dopo la guerra a Gaza trova nelle immagini una nuova forma di espressione. Fatima, anche lei palestinese, che nella fotografia scopre un primo modo per comunicare dopo il trauma della guerra. E Hajar, marocchina, che impara a guardare il mondo con occhi diversi, cercando nelle immagini anche le emozioni.
Storie lontane, accomunate dal desiderio di ritrovare un posto nel mondo. Per mesi queste donne, accompagnate dal Milano Welcome Center, hanno imparato a fotografare. Ma soprattutto a scegliere come raccontarsi, senza lasciare che siano gli altri a farlo al posto loro.
La mostra, giunta alla dodicesima edizione e visitabile gratuitamente fino al 25 ottobre, ha anche uno scopo concreto: le fotografie possono essere acquistate e il ricavato servirà a sostenere i progetti di accoglienza e inclusione.Perché a volte, per raccontare una nuova vita, non servono parole. Basta uno scatto.