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12/06/2026 20:42
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.

Venerdì nero, stavolta, non per i trasporti. Anche a Milano, musei e biblioteche incrociano le braccia, in occasione dello sciopero generale nazionale della cultura. Era da oltre 50 anni che non veniva proclamata una mobilitazione con una portata simile. A fermarsi, sono anche archivi, teatri, lavoratori e lavoratrici autonomi dell’editoria, spettacolo e produzione artistica.
A Milano, sono già in corso da settimane diverse proteste in ambito culturale. A preoccupare è prima di tutto la Beic, Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, la cui gestione non si sa se sarà affidata al Comune o a privati. La struttura diventerà un polo centrale, minacciando, secondo gli addetti ai lavori, la tenuta di luoghi come la Sormani o la biblioteca di Calvairate. E ancora, la protesta dei loggionisti del Teatro alla Scala contro i prezzi premium e quella dei dipendenti del Carcano per i bassi salari.
Nel cuore della cultura milanese, davanti alla Pinacoteca di Brera, si è tenuto un presidio delle sezioni dedicate della Cgil, Nuove Identità di Lavoro e Funzione Pubblica. Le due sigle si sono unite per chiedere un passo indietro da parte del governo sui tagli ai finanziamenti del settore, riducendo i fondi destinati agli armamenti e aumentando quelli per le assunzioni delle cosiddette false partite iva, che potrebbero anche riempire i buchi negli organici. E poi, per invocare maggiore tutela della salute, della sicurezza e della dignità dei lavoratori.
Distintamente, si sono radunate anche alcune associazioni unite ai sindacati di base. Lo sciopero è stato indetto per l’intera giornata di venerdì, ma sono state comunque erogate le prestazioni indispensabili.