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17/08/2026 18:32
Novant’anni, migliaia di canzoni e una Milano che continua a riaffiorare tra melodie e ricordi. Mogol, al secolo Giulio Rapetti, celebra un compleanno importante e, in un’intervista a un noto quotidiano nazionale, torna nella città dove è nato e dove tutto è cominciato: non soltanto la sua carriera, ma anche l’ispirazione per alcuni dei brani entrati nella storia della musica italiana.
Il viaggio parte da Lambrate, da via Clericetti, dove è cresciuto quando ai palazzi si alternavano ancora i campi. Ci sono l’infanzia durante la guerra, i bombardamenti e le cantine utilizzate come rifugio. Ed è proprio uno di quei ricordi a riemergere molti anni dopo nella “Canzone del sole”: quello di Titti, conosciuta da bambino, con le trecce bionde, gli occhi azzurri e le calzette rosse.
Anche la periferia meneghina di allora finisce nei suoi testi. I campi di granoturco nei quali giocava diventano parte dell’immaginario di “Pensieri e parole” e di quel celebre riferimento al campo di grano.
Poi c’è la Milano della musica. Galleria del Corso, sede della Ricordi, dove lavorava suo padre Mariano e dove Mogol mosse i primi passi professionali, inizialmente come ragioniere e persino come fattorino. Da lì sarebbero arrivati gli incontri con alcuni dei protagonisti della canzone italiana e soprattutto quello con Lucio Battisti. Un sodalizio capace di trasformare anche un normale viaggio in automobile in un pezzo di storia: “E penso a te” nacque in circa quindici minuti, durante il tragitto dal capoluogo lombardo a Como.
Oggi Mogol vive in Umbria, ma Milano resta la città da cui, come racconta lui stesso, è partito tutto. E a novant’anni continua a scrivere: tra i nuovi progetti, un’opera dedicata a San Francesco con Riccardo Cocciante e un brano contro il femminicidio interpretato da Giusy Ferreri.