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05/10/2026 19:16
Sta facendo incetta di distributori il tetto ai prezzi dei carburanti introdotto da Eni la settimana scorsa. Ormai, quasi una stazione di servizio su due applica una politica di contenimento dei listini sul modello inaugurato dal gruppo energetico, a cui avevano fatto seguito subito Ip e anche Q8. Il prezzo medio nazionale, a inizio settimana, ha registrato un calo di 15 e 18 centesimi, rispettivamente per la benzina e il gasolio, rispetto alla fine di quella precedente. Va ricordato, però, che il provvedimento ha durata 30 giorni e che le compagnie petrolifere hanno promesso di prorogare almeno fino a fine anno in caso di particolari condizioni geopolitiche ed economiche.
La misura, nel settore degli autotrasporti, è stata ricevuta positivamente, ma con una riserva molto importante. La FAI, Federazione Autotrasportatori Italiani, che si era scagliata contro la proroga dei tagli alle accise sul gasolio, ha spiegato che l’impatto dei costi delle materie prime si riduce solo per i distributori ordinari e non per l’extrarete. Quindi, chi ha cisterne interne alla propria azienda e non usa le pompe ordinarie deve pagare prezzi altissimi.
Se questa è la critica principale mossa dal settore degli autotrasporti, in generale, si nutrono dubbi poi sul motivo che ha spinto Eni a impostare il tetto. C’è chi ritiene ci siano cause politiche, in quanto participata al 33% da uno Stato che sta per andare incontro alle elezioni politiche. E chi pensa che sia una misura per aggirare la tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, attualmente in fase di dibattito in Unione Europea. Per gli autotrasportatori è una questione secondaria, ma mantengono un certo scettiscismo.