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27/08/2026 18:39
Sembra quasi una rivincita, anche se in realtà sono due storie slegate. I contendenti, però, sono gli stessi: da una parte il Comune di Milano, dall’altra le suore. Mesi fa, il Tar della Lombardia aveva imposto a Palazzo Marino il risarcimento alle monache per i danni creati dai piloni dell’ex Palasharp, giudicati troppo vicini all’area del loro Istituto ecclesiastico. Nel caso, invece, di via Pusiano 57, in zona Cimiano, il verdetto è stato opposto.
In quell’area, da oltre mezzo secolo, l’Istituto delle suore orsoline figlie di Maria Immacolata è proprietario di un grande complesso immobiliare, ottenuto nel 1974 dalla Diocesi. Essa, a sua volta, l’aveva acquistato nel 1956 dal Comune di Milano a un prezzo di favore, per via dell’interesse pubblico della zona. L’intenzione, poi realizzata, era quella di costruire, a due passi dall’appena riqualificato Parco Lambro, una nuova parrocchia e altri immobili vicini, diventati piano piano una scuola, un pensionato e una casa vacanze.
E tutto andò bene fino al 2023, quando l’Istituto delle suore decise di “dismettere la scuola” per destinare una porzione del complesso immobiliare a “funzioni di interesse privato”, senza specificare quali. Il 5 giugno di quell’anno, allora, le monache si sono rivolte al Comune, chiedendo di superare il vincolo permanente di destinazione a uso religioso che grava su quella parte di terreno, evidenziando che c’è anche una società immobiliare interessata che si chiama “Consulta”. Ma Palazzo Marino, che considera l’area ancora di interesse pubblico, ha eretto un muro.
Comune e Istituto si sono quindi rivolti al Tar, che ha dato ragione al primo. Oltre, si legge nelle carte, alla “rilevante riduzione di prezzo” di cui le suore hanno beneficiato nel 1974, i giudici amministrativi hanno riconosciuto l’esistenza del vincolo, ritenendolo però non permanente. Quindi, qualora il Comune decidesse un giorno di rimuoverlo in virtù della pianificazione urbanistica, le suore potranno vendere. Ma fino ad allora devono aspettare.