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09/09/2026 17:44
Il navigatore ci promette di portarci a destinazione evitando il traffico.
Ma se a seguirlo siamo tutti, il rischio è che sia proprio il navigatore a decidere dove il traffico deve concentrarsi. È il paradosso che emerge da una ricerca pubblicata su Nature Communications,della Normale di Pisa.
I ricercatori hanno simulato cosa succede quando migliaia di automobilisti seguono contemporaneamente le indicazioni dei servizi di navigazione.Il risultato è che, aumentando il numero di automobilisti che utilizzano il navigatore, diminuisce anche la varietà dei percorsi. In altre parole: invece di distribuire il traffico, gli algoritmi rischiano di canalizzarlo sempre di più su alcune strade.
Nello scenario di piena adozione analizzato nello studio, la diversità dei percorsi può scendere fino al 14 per cento rispetto a uno scenario in cui gli automobilisti non seguono i suggerimenti.
E il fenomeno riguarda anche Milano: i navigatori tendono a spostare il traffico verso le grandi arterie e le strade principali. C'è però un altro elemento, forse ancora più interessante, perché riguarda l'ambiente.
Quando il traffico è leggero, seguire il navigatore può effettivamente ridurre le emissioni di CO2. E anche nel traffico intenso può esserci un beneficio, ma soltanto quando non sono ancora troppi gli automobilisti che ricevono e seguono gli stessi suggerimenti. Poi arriva la soglia critica.
Secondo le simulazioni, generalmente tra il 60 e l'80 per cento di adozione, i vantaggi ambientali iniziano ad attenuarsi, fino in alcuni casi a scomparire o addirittura invertirsi. Il motivo è semplice: se tutti ricevono indicazioni simili, anche il traffico finisce per seguire gli stessi percorsi.
E qui la ricerca apre una questione che va oltre il navigatore. Perché gli algoritmi sono progettati per trovare la soluzione migliore per il singolo automobilista.
Ma quando milioni di persone seguono contemporaneamente quelle soluzioni, la somma delle scelte individuali può produrre un risultato diverso per tutta la città.
È una delle sfide della mobilità del futuro: non un navigatore che dica soltanto “questa è la strada più veloce per te”, ma sistemi capaci di chiedersi anche “che effetto avrà questa scelta su Milano?”.