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28/05/2026 15:23
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico
Oltre ottomila bambini e ragazzi seguiti ogni anno, più di duecento doposcuola attivi e migliaia di volontari coinvolti. Dietro una milano da copertine, ci sono i numeri di una città che è meno visibile ma che ogni pomeriggio apre aule, oratori e centri di quartiere per aiutare i più giovani a studiare, socializzare e non restare indietro.
La fotografia arriva dalla nuova ricerca della Rete doposcuola milanese, che censisce 226 presidi educativi extrascolastici diffusi soprattutto nelle periferie. Un sistema fatto di associazioni, parrocchie e Terzo Settore che accompagna oltre 8 mila minori, molti dei quali vivono situazioni di fragilità economica e familiare.
Per tanti studiare a casa è complicato: uno su cinque non ha uno spazio tranquillo, quasi il 20% non dispone di un computer e spesso l’unico dispositivo disponibile è il cellulare. Oltre il 60% degli iscritti ha cittadinanza non italiana, anche se la maggior parte è nata in Italia.
Ma il doposcuola, racconta l’indagine, non serve solo per fare i compiti. Diventa un punto di riferimento educativo e umano. Il 91% dei ragazzi dice di sentirsi accettato per quello che è, molto più rispetto all’ambiente scolastico.
Una rete spesso silenziosa, ma sempre più centrale soprattutto nei quartieri più difficili della città. Perché in molte periferie milanesi il doposcuola non è solo un servizio: è un presidio sociale che prova a ridurre le disuguaglianze partendo dai più giovani.