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22/07/2026 19:18
Il 76% delle dimissioni volontarie presentate dai neo-genitori nell’area metropolitana di Milano ha riguardato le donne, con poco più di 7mila contro le circa 9.200 totali. Questo dato drammatico è stato reso noto dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro, basandosi sulle convalide effettuate nel 2025 a papà o mamme con bebè fino a 3 anni che hanno trovato impossibile portare avanti la propria professione. Il numero è al di sopra della media nazionale di quasi il 15%: in tutta Italia, sulle quasi 51mila dimissioni complessive, quasi il 68% hanno riguardato le donne.
I motivi per i quali i neo-genitori hanno deciso di lasciare il lavoro sono diversi a seconda del genere considerato. Per quasi 1 donna su 2, l’assenza di servizi come gli asili nido rappresenta il primo scoglio insormontabile per la propria vita professionale. A seguire, l’impossibilità di conciliare lavoro e famiglia. Per gli uomini invece, la paternità rappresenta un possibile modo per portare la propria carriera su un livello superiore: quasi il 65% dei padri si dimette a causa del passaggio a un’altra azienda.
I dati, discussi dal Consiglio della Città Metropolitana di Milano (dove sono maggiormente drammatici), mostrano che c’è un problema sociale. A farsi carico del bebè è ancora troppo la madre, nonostante sembri che i padri siano intenzionati a volerla sostituire. Se per l’allattamento al seno è obbligatoria la presenza femminile, per esempio, del cambio del pannolino o di far addormentare il piccolo può occuparsi il papà. E in più, in caso di una nascita, le mamme hanno un periodo di astensione obbligatoria di 5 mesi contro i 10 giorni dei papà.