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03/07/2026 19:14
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico

La mafia in Lombardia non è un’ombra astratta. Qui ha lasciato morti, processi e territori segnati. C’è stata la Duomo Connection degli anni Novanta, che per la prima volta ha certificato il legame tra Cosa Nostra e Milano. Ci sono stati i sequestri di persona nelle province del Nord, usati per finanziare le cosche. C’è stata l’operazione Infinito del 2010, che ha fotografato benissimo una rete di ’ndrine radicata in tutta la regione, dai piccoli comuni dell’hinterland fino al cuore della città.
E poi ci sono i casi più recenti e anche evidenti: le infiltrazioni nei cantieri di Expo, la sparatoria di piazza Gambara nel 2024, maturata dentro dinamiche criminali legate agli ambienti calabresi. Oppure la lupara bianca di Gaetano Cantarella, da cui nasce l’inchiesta Hydra.
Segni concreti di una presenza che qui non si è mai fermata. Eppure l’11 giugno il Consiglio Superiore della Magistratura ha escluso Lombardia e Piemonte dalle aree considerate ad alta densità mafiosa per le nomine in Direzione distrettuale antimafia. Una decisione che ha aperto uno scontro fortissimo. Su questo fronte è netta anche la posizione di Alessandra Cerreti, pm del processo Hydra, che insieme al collega Rosario Ferracane è finita sotto minaccia proprio per il lavoro su quel fascicolo.
E il quadro, guardando le carte, si allarga ancora. Perché oggi le organizzazioni criminali non si muovono soltanto con intimidazioni e violenza. Sono strutture economiche che investono dove il denaro gira veloce: edilizia, ecobonus, grandi opere, crisi aziendali, sanità privata. Entrano nei momenti di fragilità e li trasformano in occasione. È successo dopo la pandemia, sta succedendo nella catena dei subappalti e nel mercato immobiliare. Per questo il tema non è chiedersi se la mafia in Lombardia esista. La domanda, semmai, è quanto spazio abbia già conquistato.