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03/06/2026 10:46
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.

Un progetto dinamitardo, per attentare alla vita della pm di Milano Alessandra Cerreti ma che mette in guardia anche Rosario Ferracane, il collega che la affianca nel maxiprocesso ‘Hydra’. È un fatto raccapricciante, trapelato da poco ma già emerso tre mesi fa nel corso delle audizioni dei pentiti nel caso del presunto ‘sistema mafioso lombardo’. Un apparato su cui i due magistrati antimafia indagano da tempo e sul quale già in passato hanno ricevuto minacce di morte.
Nessun dettaglio preciso sulle modalità di esecuzione, ma un particolare porta a prendere molto sul serio il racconto: il progetto è stato accennato da due collaboratori di giustizia diversi all’insaputa l’uno dell’altro. Entrambi i pentiti hanno affermato di averlo sentito dai capi del presunto ‘sistema’, ma in due momenti diversi.
Il primo, intorno all’ottobre 2024, quando il gip di Milano aveva bocciato le richieste di arresto della Cerreti, che aveva iniziato una battaglia al Riesame per far ribaltare il verdetto; i nuovi giudici poi ordinarono le custodie in carcere, facendo innervosire i vertici dei clan. Il secondo, invece, alla vigila delle udienze del maxiprocesso con rito ordinario nell’aula bunker di San Vittore, dove sono imputate 45 persone; pochi mesi prima, ci sono state le prime 62 condanne in primo grado a 500 anni di carcere in abbreviato.
La convergenza involontaria delle dichiarazioni dei due pentiti, sui cinque totali nel processo, che hanno anche parlato di boss con disponibilità di armi e alla ricerca di bombe a mano, hanno fatto scattare un nuovo allarme. Il procuratore Viola si era già mosso per una tutela nei confronti del pm Ferracane, mentre per Cerreti sono arrivati nuovi mezzi blindati e agenti di scorta. E già da tempo è vietato posteggiare sotto la sua abitazione: ogni volta che il magistrato torna a casa, deve attendere le operazioni di bonifica prima di entrare.