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11/06/2026 17:30
Il video riporta fatti oggetto di un procedimento giudiziario ed è realizzato esclusivamente a fini informativi e di cronaca.
L'assassino di Chiara Poggi non si è lavato in cucina. A contraddire la versione sostenuta dai pm della procura di Pavia, che hanno concluso questa seconda inchiesta sul delitto di Garlasco, è il generale Luciano Garofano. Dal suo profilo Instagram, l'ex capo dei ris che nel 2007 indagò all'interno della villetta di via Pascoli dove fu uccisa Chiara Poggi, smentisce con foto inedite la versione dei nuovi inquirenti. Con i quali si è confrontato fino a pochi mesi fa, quando era consulente difensivo del nuovo indagato Andrea Sempio. Nonostante Sempio gli abbia revocato il mandato, Garofano continua a seguire le indagini e difende la precedente versione. La sentenza per la quale è stato condannato l'allora fidanzato di Chiara Poggi Alberto Stasi, ha sostenuto che l'assassino si fosse lavato nel lavandino del bagno dal sangue della vittima. Poi si avrebbe pulito il dispenser del sapone, sul quale è stata trovata però una sola impronta, riconducibile ad Alberto Stasi. Secondo chi ha svolto la nuova indagine, l'assenza di sangue nel sifone del lavandino proverebbe che l'assassino in bagno si sia solo guardato nello specchio. Lo testimonia un'impronta sul tappetino del bagno. Di conseguenza può essersi ripulito solo in cucina. Ma è proprio su questo punto che Garofano, foto alla mano muove le proprie contestazioni. “Come si può notare dalle foto prima e dopo il trattamento con il Luminol, nell’area sotto il lavandino della cucina non vi è alcuna traccia di scarpe insanguinate – dice l'ex generale. Le impronte in cucina si interrompono in corrispondenza del tavolo. È scientificamente e logicamente improbabile che, con tutto quel sangue, l’assassino sia riuscito a raggiungere il lavandino senza lasciare nessuna traccia sul pavimento”. Conclude Garofano. In bango invece il Luminol ha evidenziato chiaramente la presenza di più tracce di scarpa. Conlclude Garofano: “Anche la planimetria e la ricostruzione del percorso confermano in modo oggettivo questa dinamica”.