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03/09/2026 10:17
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico

Quasi seimila nuovi posti letto in Lombardia, oltre 1.500 soltanto nella provincia di Milano. Numeri importanti, soprattutto alla vigilia della ripartenza delle università. Ma in una città dove trovare una stanza a un prezzo accessibile resta una delle principali difficoltà per i fuori sede, la domanda è quanto possano incidere davvero sull’emergenza abitativa degli studenti.
Il Piano Housing del Ministero dell’Università e della Ricerca porta in Lombardia 5.917 posti letto finanziati attraverso il PNRR. Di questi, 3.067 sono già stati realizzati e sono disponibili: 1.538 nella provincia di Milano, 546 a Brescia, 435 a Cremona, poi Varese, Lodi, Pavia, Lecco e Monza e Brianza.
Gli altri 2.850 arriveranno nel 2027.
Un intervento che prova ad aggredire uno dei problemi che pesa di più sul diritto allo studio. Perché soprattutto a Milano, per uno studente fuori sede, alla retta universitaria, ai libri e alle spese quotidiane si aggiunge il costo dell’alloggio. E quando una stanza diventa troppo cara, anche scegliere dove studiare rischia di diventare un privilegio.
Per questo almeno il 30 per cento dei nuovi posti sarà riservato agli studenti meritevoli e privi di mezzi, attraverso le graduatorie per il diritto allo studio. Per gli altri, le tariffe dovranno essere almeno del 15 per cento inferiori ai valori medi di mercato.
A livello nazionale il Piano Housing ha superato il traguardo previsto dal PNRR: oltre 63.200 nuovi posti letto contro un obiettivo di 60 mila.
A Milano, però, il banco di prova arriva adesso, con la ripartenza delle università e migliaia di fuori sede di nuovo a caccia di una sistemazione. I 1.538 nuovi posti sono un tassello in più in un mercato dove l’offerta accessibile resta il vero nodo. Perché aumentare i posti letto serve, ma la sfida è riuscire a tenere il passo con una città che continua ad attirare studenti da tutta Italia e dall’estero.