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01/07/2026 19:05
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

La mafia, nelle aziende lombarde, non resta fuori dai cancelli. In alcuni casi entra perfino nelle trattative tra lavoratori e imprese, attraverso persone che formalmente non hanno alcun ruolo ma che, di fatto, pesano nelle decisioni.
È uno dei dati più forti della ricerca dell’Università Statale di Milano, presentata in aula. Un lavoro costruito incrociando fonti giudiziarie, materiali storici e dati quantitativi, ma che ha trovato la sua parte più incisiva andando direttamente sul campo.

Interviste ai delegati sindacali e quasi diciottomila questionari raccolti tra i lavoratori: è da qui che arriva il quadro più concreto. Quello che racconta lo studio parla di una presenza tutt’altro che marginale. Le organizzazioni criminali entrano nelle vertenze, nelle pressioni, nei momenti di tensione.

E in alcuni casi orientano anche le decisioni Nel Varesotto, ad esempio, durante un picchetto davanti a un’azienda, chi usava intimidazione e forza si è poi rivelato appartenere ad ambienti calabresi. Poi c’è il “fenomeno” caporalato, che resta uno dei canali più evidenti di sfruttamento e controllo.

Il frutto di questo lavoro è stato presentato davanti a una platea che ha sfidato il caldo torrido, durante un confronto che ha messo insieme studiosi e giornalisti. Presenti con la scorta anche i magistrati Alessandro Dolci, che da febbraio rappresenta la procura di Venezia e Alessandra Cerreti, pm titolare dell’inchiesta Hydra, che di recente ha ricevuto minacce di morte.