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03/03/2026 18:44
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

È risultato negativo ai test antidroga Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della Polizia in carcere per l’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26 gennaio al boschetto di Rogoredo con un colpo alla tempia sparato da oltre venti metri.
L’indagine della Procura di Milano, intanto, si sta concentrando su due filoni.
Il primo riguarda la dinamica dello sparo e ciò che sarebbe accaduto subito dopo. L’agente aveva dichiarato che il ventottenne fosse armato. Gli inquirenti sospettano invece una messinscena: dopo il colpo avrebbe chiesto a un collega di andare in commissariato a prendere una replica di Beretta, senza tappo rosso, poi trovata accanto al corpo per simulare una minaccia. Al quarto piano del Palazzo di Giustizia, davanti al pm Giovanni Tarzia e al procuratore Marcello Viola, stanno sfilando i testimoni. È stato sentito un detenuto, ritenuto vicino all’ambiente dello spaccio, e nei giorni precedenti un giovane che avrebbe consegnato agli investigatori video di presunte aggressioni attribuite al poliziotto. Gli investigatori stanno acquisendo anche cartelle cliniche e passando al setaccio i verbali di arresto firmati negli anni: su uno è già stato aperto un fascicolo per falso dopo un’assoluzione per spaccio.
Il secondo fronte guarda invece ai rapporti nella piazza di Rogoredo. Secondo alcune testimonianze, l’assistente capo – conosciuto nella zona come “Luca” – avrebbe chiesto 200 euro al giorno e cinque grammi di cocaina in cambio di protezione, con l’obiettivo di sostituire il gruppo legato alla famiglia Mansouri con spacciatori italiani sotto la sua influenza. I colleghi parlano di metodi aggressivi, di urla e percosse. La famiglia della vittima riferisce di minacce ripetute e di una vera ossessione.