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07/07/2026 18:31
Il contenuto affronta un evento sensibile in chiave informativa e giornalistica, con l’obiettivo di fornire contesto e comprensione dei fatti.

La Procura di Milano si prepara a chiedere il processo per Vincenzo Lanni, il sessantenne che il 3 novembre scorso ha accoltellato alle spalle una manager di Finlombarda mentre stava andando al lavoro. Per i magistrati, guidati da Marcello Viola, ci sono gli elementi per contestargli il tentato omicidio aggravato dalla premeditazione. Ha aspettato la sua vittima davanti ai grattacieli di piazza Gae Aulenti. Non perché conoscesse quella donna. Ma perché, nella sua mente, rappresentava il mondo della finanza che voleva colpire. Una quarantatreenne scelta completamente a caso, rimasta gravemente ferita da un fendente sferrato con una lama lunga ventitré centimetri. Le indagini dei carabinieri hanno ricostruito che nei giorni precedenti Lanni aveva acquistato l’arma, effettuato un sopralluogo nella zona e raggiunto Milano con un piano già deciso.
Dopo l’arresto il sessantenne aveva spiegato di non voler uccidere una persona in particolare. Il suo obiettivo, aveva detto, era “colpire il potere economico”. Aveva lavorato per Unicredit e sosteneva di essere stato licenziato ingiustamente anni prima. Per questo aveva scelto proprio il quartiere simbolo della finanza milanese. Prima di arrivare in città era stato allontanato dalla comunità dove viveva, dopo un litigio con un altro ospite. Agli investigatori aveva raccontato di essersi dato due possibilità: essere riaccolto oppure mettere in atto quella che definiva una vendetta contro il sistema.
Determinante anche la consulenza psichiatrica disposta nell’inchiesta. Pur riconoscendo la presenza di disturbi della personalità, il perito ha concluso che Lanni era pienamente capace di intendere e di volere quando ha colpito la manager. Una valutazione diversa rispetto a quella del 2015, quando era stato condannato per aver accoltellato due pensionati e gli era stato riconosciuto un vizio parziale di mente. Secondo la gip Rossana Mongiardo, il sessantenne ha ricostruito quei momenti con lucidità, continuando a ritenersi una vittima. Un elemento che, insieme alla ricostruzione della Procura e alle immagini delle telecamere, apre ora la strada all’udienza davanti al gup.