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06/10/2026 19:21
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.

I tagli drastici nell’organigramma del personale amministrativo del Tribunale di Milano, con un decreto ministeriale di giugno, hanno fatto piombare i già carenti uffici giudiziari in una "situazione drammatica" nella quale si potrebbe non riuscire a garantire i "servizi essenziali della giustizia". Ciò significa che le udienze rischiano di diminuire e di non protrarsi più fino al pomeriggio, con processi quindi più lunghi, e che non si potranno dare risposte sui fronti immigrazione, violenza di genere, economia e fragilità.
È l’allarme lanciato dal presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, dalla presidente della sezione Gip Ezia Maccora e dalla dirigente Federica Fiordalisi durante un incontro al Palazzo di Giustizia. È emerso che il Ministero, con il decreto del 33 giugno 2026, ha assegnato al Tribunale meneghino 891 dipendenti a fronte delle 1127 unità previste dalla precedente pianta organica.
Il tema riconosciuto da Roia è il costo della vita. Un assistente giudiziario guadagna 1500-1600 euro al mese, quindi dall’incontro sono arrivate alcune proposte, da "concorsi mirati" tenendo conto delle specificità lombarde, magari con "agevolazione per le case" o un "welfare per i dipendenti". Il Tribunale di Milano ha quindi inviato al ministro Carlo Nordio, al sindaco Sala e al governatore Fontana una lettera per chiedere "una riflessione" che possa portare a una "più equa distribuzione territoriale delle risorse a disposizione".
In una città in cui ci sono 35 arresti al giorno di media, tra gip e direttissime e in cui il maxiprocesso Hydra, su un presunto sistema mafioso lombardo, ha un solo cancelliere a seguirlo, il problema è tutt’altro che trascurabile.