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18/08/2026 18:55
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

Continuano a respingere tutte le accuse a loro carico gli agenti della Polizia locale di Milano finiti in manette giovedì 6 agosto con le accuse di peculato, falso ideologico e arresto illegale. E sono decisi a farlo davanti al Tribunale del Riesame, che ha fissato già due udienze, una per venerdì 21 agosto e la successiva per martedì 25. Alla prima si presenteranno gli agenti Vincenzo Compagnone e Mattia Rignanese, mentre alla seconda Denni Dileo e Rosario Piscopo; tutti e quattro sono detenuti nel carcere di San Vittore. C’è poi anche un quinto indagato, la commissaria Ilenja Sabato, l’unica posta per il momento ai domiciliari dal gip Elio Sparacino.
A muovere l’inchiesta è stato l’arresto da parte della cosiddetta “squadretta” della Locale di un pusher nordafricano, avvenuto giovedì 16 luglio a Corsico. Oltre al fatto che il comune sia fuori dal raggio d’azione dei ‘ghisa’ di Milano, gli inquirenti nutrono forti dubbi sull’intera operazione. Stando a quanto ricostruito dai pm, l’arresto sarebbe stato organizzato: il pusher sarebbe stato attirato a Corsico da una finta acquirente d’accordo con gli agenti e, dopo la cessione di 500 grammi di hashish per 1.450 euro, sarebbe stato portato via dai poliziotti della Locale.
Prima dell’arresto, la “squadretta” avrebbe perquisito la vettura dello spacciatore, all’interno della quale gli agenti avrebbero falsamente attestato di aver rinvenuto la droga. E in più, la somma sottratta, che tuttora non si capisce da dove provenisse, non è stata sequestrata né messa a verbale.
I quattro agenti in carcere si sono detti fiduciosi di poter dimostrare come l’impianto accusatorio non corrisponderebbe alla verità dei fatti, mostrando anche un video di quei soldi sospetti. Ma intanto, commissaria esclusa, restano tutti a San Vittore, per via, motivava il gip, “delle dichiarazioni parzialmente confessorie e dell’elevato rischio di inquinamento probatorio”.