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25/05/2026 16:38
Milano torna ad abbracciare il Giro d’Italia e lo fa con due immagini completamente diverse della stessa giornata.
Da una parte la festa: decine di migliaia di persone lungo i Navigli, Porta Venezia e corso Buenos Aires, famiglie, appassionati, curiosi e tantissimi giovani sotto un sole quasi estivo per il ritorno della corsa rosa in città dopo cinque anni. Una Milano vestita di rosa, piena di bandiere, telefoni alzati e applausi, in un’atmosfera che in molti hanno definito quasi “storica”, anche perché l’ultima volta il Giro arrivò in una città ancora segnata dal Covid e dalle strade vuote della pandemia.
Dall’altra però restano le polemiche sul circuito cittadino e sulla gestione della sicurezza. I corridori, guidati anche dalla maglia rosa Jonas Vingegaard, hanno chiesto e ottenuto la neutralizzazione dei tempi già a oltre sedici chilometri dal traguardo, molto prima del previsto. Una decisione insolita, presa dopo le proteste del gruppo che giudicava troppo pericoloso il circuito finale da ripetere quattro volte nel centro di Milano.
Una scelta che ha aperto il dibattito tra chi sostiene che il percorso fosse effettivamente troppo tecnico e chi invece accusa la città e gli organizzatori di non essere riusciti a valorizzare fino in fondo uno degli eventi sportivi più importanti al mondo. Anche sui social molti tifosi hanno criticato l’immagine di una Milano incapace di gestire senza polemiche grandi appuntamenti legati al ciclismo.
E il tema non è secondario. Negli ultimi anni Milano ha già perso la partenza della Milano-Sanremo, trasferita a Pavia, alimentando la sensazione di un rapporto sempre più complicato tra la città e le grandi classiche delle due ruote.
Alla fine resta comunque la fotografia di una città che, almeno per un giorno, ha riscoperto una passione popolare capace di fermare il traffico, riempire le strade e riportare il ciclismo al centro della scena milanese.