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23/06/2026 19:52
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

Un “comportamento processuale collaborativo”. Una “fragilità emotiva” desumibile dal fatto che quella “fuga” è stata "frutto di una reazione irrazionale e incontrollata, non determinata dalla volontà di occultare altri reati”. E poi, la “sua decisione di mutare le proprie condizioni di vita in un'altra città e in un ambiente diverso da quello in cui sono maturati gli illeciti commessi in questi ultimi anni”.
È con queste motivazioni che il 17 giugno la Corte d’Appello di Milano ha concesso le attenuanti generiche, riducendo a 1 anno e 6 mesi in secondo grado la condanna con rito abbreviato per resistenza a pubblico ufficiale, a Fares Bouzidi. Il giovane, 22 anni, guidava lo scooter con a bordo Ramy Elgaml, l’amico 19enne che morì il 24 novembre 2024 dopo uno schianto al termine di un lungo inseguimento con i Carabinieri.
La Corte ha ritenuto che la pena inflitta in primo grado fosse eccessiva, perché l’”imputato” non ha usato violenza diretta" contro le forze dell'ordine, ma "solo quella consistente nel costringerli a rincorrerlo”. I giudici hanno anche ridotto i risarcimenti a carico di Bouzidi, ritenendo i 2mila euro iniziali sproporzionati “al danno morale effettivamente cagionato”. Esula, invece, “l'odio mediatico che si è riversato sui Carabinieri" dopo l'episodio, che ha avuto una "eco amplissima e ingiustificata".
Dopo l’estate, per Bouzidi, inizierà l’udienza preliminare davanti alla gup Tiziana Landoni per la morte dell’amico. In quel filone, che è il principale, è accusato di concorso in omicidio stradale insieme al carabiniere che guidava l’ultima macchina inseguitrice. Sono poi imputati anche altri sei militari, a vario titolo, per depistaggio, favoreggiamento e falso ideologico sul verbale d'arresto di Fares per resistenza.