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06/11/2026 14:55
Il presente contenuto è realizzato esclusivamente con finalità informative e giornalistiche. L'obiettivo è documentare un fatto di cronaca di interesse pubblico, offrendo elementi di contesto utili alla comprensione degli eventi e alla sensibilizzazione sul tema trattato. In nessun caso il video intende promuovere, giustificare o incentivare comportamenti illeciti o pericolosi; al contrario, evidenzia l'importanza dell'informazione, della prevenzione e della corretta contestualizzazione dei fatti, nel pieno rispetto delle persone coinvolte.
Un'aggressione a una psicologa all'interno del carcere di San Vittore, a Milano. È da quell'episodio, avvenuto circa un anno fa, che è partita l'indagine dell'Ordine degli Psicologi e delle Psicologhe della Lombardia sulle condizioni di lavoro dei professionisti negli istituti penitenziari. Un quadro che restituisce diverse criticità, a partire dalla sicurezza: oltre il 70% degli intervistati considera la propria attività rischiosa per l'incolumità personale, mentre il 58,5% dichiara di essersi sentito minacciato o in pericolo.
Un'indagine che ha coinvolto 185 professionisti e che mette in evidenza tre emergenze: sicurezza, formazione e riconoscimento economico.
Tra i fattori di rischio vengono indicati soprattutto gli spazi inadeguati, la mancanza di dispositivi di sicurezza e la carenza di personale di sorveglianza. Ma c'è anche il problema della preparazione: circa sei psicologi su dieci non hanno ricevuto una formazione specifica per affrontare situazioni di emergenza e oltre il 76% non conosce procedure operative dedicate.
E poi il nodo dei contratti. Quasi sei professionisti su dieci lavorano con partita Iva e due terzi ritengono che non venga garantito l'equo compenso. Condizioni che, secondo l'Ordine, contribuiscono anche a un elevato ricambio del personale, spesso giovane e destinato a rimanere negli istituti per periodi limitati.
Un lavoro che punta anche a dare maggiore riconoscimento a una figura fondamentale per la gestione della salute mentale dei detenuti, per l'individuazione del rischio suicidario e per affrontare situazioni di particolare fragilità.
L'obiettivo è ora trasformare i risultati della ricerca in interventi concreti, attraverso un confronto tra Ordine, Regione Lombardia e Amministrazione penitenziaria. Perché la tutela di chi lavora nelle carceri è anche una condizione necessaria per garantire assistenza adeguata a chi è detenuto.