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25/06/2026 20:48
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

La Corte di Cassazione ha messo il punto al processo a carico di Alessia Pifferi: la condanna a 24 anni di carcere stabilita in appello è diventata definitiva. Nessun nuovo giudizio, quindi, per la donna, rea di aver lasciato morire di stenti la figlia Diana, di appena 18 mesi, abbandonandola a casa da sola nel luglio del 2022. Un processo che ha fatto discutere sin dall’inizio, con schiere di giornalisti a seguire le varie udienze.
Inizialmente, per la precisione il 13 maggio 2024, Alessia Pifferi era stata condannata dal Tribunale di Milano all’ergastolo per omicidio aggravato dai futili motivi. Una volta espiata la pena, la donna avrebbe dovuto restare in libertà vigilata per altri 3 anni. Ma il 5 novembre 2025, con quello che di fatto fu un colpo di scena, la Corte d’Appello meneghina diminuì la pena a 24 anni, escludendo i futili motivi e riconoscendo, invece, le attenuanti generiche equivalenti all'aggravante del vincolo parentale.
Ma la Procura generale di Milano, diretta da Francesca Nanni, non ci stette, perciò, a maggio di quest’anno ha chiesto alla Suprema Corte di annullare la seconda sentenza e di tornare a processo. L’istanza di ricorso veniva motivata dal fatto che Pifferi ha lasciato "sola in casa, prigioniera di un lettino, l'essere umano più fragile e totalmente dipendente da lei", con una condotta che fa "orrore" e continuando a “mentire”.
Un nuovo processo di secondo grado lo ha chiesto anche nella requisitoria in Cassazione la procuratrice generale Valentina Manuali. Ma tutto è stato vano. La famiglia di Alessia Pifferi, parte civile nel processo, ha lasciato parlare il proprio legale, Emanuele De Mitri. L’avvocato ha detto che, pur non essendo l’esito che si aspettavano, accettano comunque la decisione che mette fine a questa travagliata vicenda giudiziaria.