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11/02/2026 18:59
Il daspo “non è ghettizzante” e “non preclude al destinatario l’accesso a luoghi importanti per il suo sviluppo personale in tutta Milano”. È così che i giudici del Tar hanno confermato il daspo urbano di 18 mesi inflitto dalla Questura il 20 maggio 2024 a un 17enne per un violento fatto di cronaca di cui si è reso responsabile. Era il 19 aprile dello stesso anno, quando il ragazzo vide un clochard in zona colonne di San Lorenzo e si accanì su di lui, riempiendolo di calci e pugni e filmando tutto con il cellulare. Per lui è stato interdetto l’accesso all’area e alle vie limitrofe.
Il legale del daspato aveva impugnato il provvedimento della Questura, sostenendo che servisse per allontanare certe persone da vie centrali per riconfinarle in aree più periferiche e che non fosse chiaro come il reato potesse essere reiterato. Ma la linea è stata bocciata dal collegio presieduto da Antonio Vinciguerra, prima di tutto perché il divieto riguarda la zona vicino Porta Ticinese, non aree anche più ricche, come Duomo, dove il 17enne può tranquillamente circolare.
Poi, il daspo non preclude la frequentazione di scuole o oratori, ma solo centri di intrattenimento. E ancora, per il Tar, la Questura ha tenuto conto in maniera corretta dei due requisiti previsti dalla legge per l’emissione di un Daspo urbano. Il primo è una denuncia nei tre anni precedenti per reati commessi in occasione di disordini o contro la persona e il secondo il pericolo per la sicurezza legato al comportamento contestato.