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09/04/2026 19:42
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.

Il sangue che bagna le vie milanesi, ultimamente, è sempre più versato da persone giovani. Le ricerche già da anni rilevano che la principale causa di decesso nei ragazzi tra i 15 e i 24 anni è dovuta agli incidenti stradali, spesso causati dalla cultura dell’alta velocità.
Ed è proprio questo il ritratto degli ultimissimi sinistri mortali a Milano. La scia più recente è iniziata nella notte tra venerdì 20 e sabato 21 marzo, quando un ragazzo di 23 anni si è schiantato in moto contro a un taxi all’incrocio tra viale Campania e viale Corsica, perdendo la vita insieme alla ragazza di 20 anni in sella con lui. Poi, domenica 29 marzo, in porta Vercellina, uno studente 21enne ha perso il controllo della propria supercar, omologata per 2 ma con a bordo 3 persone, morendo in Ospedale. E ancora, nella notte tra venerdì 3 e sabato 4 aprile, un 19enne è deceduto dopo essersi schiantato contro un’auto.
Tutti i casi hanno in comune la velocità, ostentata anche sui social. Ma da dove viene questa cultura? Secondo l’assessore allo Spazio pubblico e all’Edilizia scolastica del Comune di Milano, Marco Mazzei, da due elementi: uno, positivo, dallo sport, e uno negativo, dalla comunicazione automobilistica.
Secondo Mazzei, occorre quindi un cambio di prospettiva sulla strada: mentre i cittadini milanesi l’hanno sempre vissuta come spazio dedicato esclusivamente alle auto, è opportuno ora aumentare gli spazi di socialità e aggregazione.
Insomma, correre di meno e fermarsi di più, così che, oltre all’obiettivo ‘zero morti in strada’, i cittadini possano tornare padroni dei propri spazi. Perché, in fondo, al volante di un’auto ci sono persone.