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26/08/2026 18:50
Altro schiaffo al Comune di Milano sull’urbanistica, stavolta da parte del Tar della Lombardia: qualche giorno fa, è arrivata una sentenza che impone a Palazzo Marino di pronunciarsi entro 60 giorni su un progetto di demolizione e ricostruzione in via Cletto Arrighi, in zona Lambrate, non sottoposto alla maxi inchiesta della Procura. Si tratta di un vecchio capannone abbandonato, che dall’esterno appare fatiscente e sorge vicino a un cantiere.
Il pronunciamento ha fatto cogliere la palla al balzo al Comitato che rappresenta le famiglie “sospese” dall’inchiesta che sta bloccando oltre 150 progetti edilizi da oltre due anni. Il portavoce, Filippo Borsellino, torna a parlare di inerzia comunale e a invocare una svolta.
Da una parte l’immobilismo, dall’altra un impianto accusatorio che comincia a scricchiolare. La passata stagione giudiziaria ha infatti visto la prima assoluzione nella maxinchiesta, in particolare sul caso della Torre Milano di via Stresa.
Ma se da una parte è un sollievo sapere che non si parla nemmeno più di corruzione nell’accusa, dall’altro, c’è il problema della legge che regola l’urbanistica, datata 1942. Borsellino torna quindi a rivolgersi alla politica perché riprenda l’iter per una modernizzazione, superando le divisioni. Seppur non nasconda una certa disillusione.
E intanto, le ‘famiglie sospese’ continuano a pagare il mutuo per una casa che non sanno quando potranno occupare. E i più anziani iniziano a disperare.