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26/08/2026 18:46
Duecentonovanta giorni. Tanto ha aspettato Domenico Zuccarella dalla richiesta presentata l’8 novembre 2025 fino alla morte, avvenuta il 25 agosto. Aveva 59 anni, viveva a Giussano ed era affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva. Dopo oltre nove mesi ha potuto accedere al suicidio assistito.
La sua storia segna però un passaggio nuovo per la Lombardia. Altre due persone avevano già scelto la morte volontaria assistita, ma mai prima d’ora il servizio sanitario pubblico aveva gestito anche la fase concreta della procedura. Dopo la verifica dei requisiti e il parere del Comitato etico, sono stati individuati il medico e il personale disponibile su base volontaria, oltre al farmaco, al macchinario e alla modalità di autosomministrazione adatta alle sue condizioni.
Un percorso che sarebbe dovuto essere molto più rapido. Le indicazioni lombarde fissano infatti un limite complessivo di 145 giorni: per Zuccarella ne sono serviti esattamente il doppio. Dopo mesi di solleciti e diffide, a maggio i suoi legali avevano presentato un ricorso urgente al Tribunale. Il 23 giugno, davanti al giudice, il cinquantanovenne aveva raccontato tutta la fatica dell’attesa.
La vicenda riaccende anche lo scontro politico sul fine vita. L’assessore al Welfare Guido Bertolaso ha confermato la regolarità dell’iter, criticando però l’Associazione Luca Coscioni per aver reso pubblica la storia, contro la volontà dell’uomo di evitare strumentalizzazioni.
L’associazione rilancia invece la proposta “Liberi subito”, che fisserebbe tempi certi, con un massimo di venti giorni per verifiche e attuazione. Il testo era stato fermato in Consiglio regionale nel 2024, perché la maggioranza aveva considerato il tema di competenza nazionale.
Prima di morire, Zuccarella ha preso un’ultima decisione: donare il proprio corpo alla ricerca scientifica.