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11/06/2026 18:39
Il caso del gruppo Bcs, società nata ad Abbiategrasso nel 1943 e leader nella produzione di macchinari agricoli, è sbarcato sui tavoli del Pirellone. Alcuni rappresentanti sindacali insieme a una delegazione dell’azienda hanno incontrato la Regione in IV Commissione Attività produttive.
Nell’occasione, è stata discussa la situazione dell’azienda, che sta affrontando il rischio di una liquidazione giudiziale, causata da una crisi economico-finanziaria, che metterebbe a repentaglio il posto di lavoro di circa 500 persone negli stabilimenti di Abbiategrasso, Cusago, in provincia di Milano, e Luzzara, in provincia di Reggio Emilia.
L’azienda è in concordato preventivo per gestire un debito superiore a 40 milioni di euro. Ma i termini sono scaduti i primi di giugno, quindi l’impresa ha chiesto al Tribunale di Milano una proroga dei termini di 60 giorni, anche in virtù della vicinanza del Ministero per le Imprese e il Made in Italy. Dal tavolo aperto lo scorso 27 maggio, è emerso che c’è stata una manifestazione d’interesse per il rilancio aziendale. Ma i sindacati denunciano una procedura poco trasparente.
Sul versante della politica, il gruppo regionale di Alleanza Verdi Sinistra si dice preoccupato per la situazione debitoria della società. E auspica che, qualora arrivasse un partner per il rilancio, elabori un piano industriale che tuteli i 500 lavoratori a rischio.
Il Pd, invece, chiede di attivare Finlombarda, utilizzando 500mln di euro in pancia alla finanziaria regionale che sono fermi. Intanto, si attende il nuovo tavolo al Mimit del 30 giugno, che però è subordinato alla concessione della proroga da parte del Tribunale.