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23/09/2026 16:13
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico

Milano mette in vetrina i suoi gioielli. Ma quando la vetrina diventa commerciale, il confine si fa più sottile. Dalla Galleria al Cenacolo fino alla Braidense, luoghi simbolo della città diventano sempre più spesso location per grandi eventi, musica e brand. E il dibattito è aperto.
L’ultimo caso è Vogue World. Per una sera la Galleria Vittorio Emanuele II si è trasformata in una passerella internazionale, con accessi limitati e un evento riservato agli invitati. Vogue ha versato al Comune due milioni di euro, risorse destinate alla riqualificazione di una biblioteca di periferia.
Ma proprio questo scambio accende la polemica politica. Lorenzo Pacini, assessore del Municipio 1 ed esponente del Pd, parla di Galleria e piazza Duomo trasformate per ore in un “privè” e contesta l’idea di concedere alcuni degli spazi più rappresentativi della città per finanziare opere pubbliche.
E quasi contemporaneamente scoppia il caso Sfera Ebbasta. Il rapper è il primo artista ad aver girato un videoclip davanti all’Ultima Cena di Leonardo. Riprese realizzate con particolari precauzioni per tutelare un’opera delicatissima. A difendere la scelta è il direttore della Grande Brera Angelo Crespi, secondo cui l’operazione può avvicinare alla cultura un pubblico più giovane e normalmente lontano dai musei.» La Cgil, invece, critica l’operazione e parla del rischio di svilire il patrimonio culturale.
E non è la prima volta che succede. Alla Biblioteca Braidense aveva fatto discutere una sessione di fitness nella settecentesca Sala Teresiana, organizzata da un’azienda di skincare: un’ora di allenamento e 10 mila euro incassati dalla Grande Brera. Prima ancora, nella stessa sala, le polemiche per una cena organizzata da un marchio di cosmetica.
Casi diversi, con gestori e regole differenti, ma una questione comune: aprire questi luoghi ai privati può significare nuove risorse, visibilità e nuovi pubblici. Ma resta da capire dove finisca la valorizzazione e dove cominci la trasformazione del patrimonio pubblico in una location esclusiva, accessibile soltanto a chi può permettersi di pagare cifre importanti.