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24/02/2026 19:40
Dopo che a novembre il Tribunale del Lavoro di Milano ha ritenuto ‘illegittimo’ il licenziamento della maschera che gridò ‘Palestina libera’ al Teatro alla Scala il 4 maggio scorso durante il concerto inaugurale della 58esima assemblea dell’Asian Development Bank, la vicenda è tornata sotto i riflettori. Sarebbe trapelato che, tra settembre e novembre 2025, in ben tre occasioni alcune persone si sarebbero introdotte nelle udienze qualificandosi come appartenenti alle forze dell’ordine e interessate al procedimento per acquisire la documentazione.
A mettere gli episodi per iscritto sarebbe stato il giudice del lavoro Antonio Lombardi. Nel primo, tre uomini identificatisi come agenti della digos sarebbero entrati in aula a procedimento in corso per offrire supporto in caso di manifestanti in presidio fuori; alla fine, uno di loro avrebbe chiesto che decisioni fossero state prese. Nel secondo, un carabiniere avrebbe chiesto al magistrato numero e intestazione del fascicolo. Il giorno successo alla dichiarazione di illegittimità, lo stesso carabiniere si sarebbe presentato in cancelleria, sostenendo di dover avere una copia del provvedimento.
A denunciare il fatto è stata la Cub Milano, che è sempre stata in presidio fuori dal Tribunale in solidarietà alla maschera. La Questura meneghina ha negato la responsabilità dei proprio uomini, quindi il sindacato ha chiesto che venga fatta chiarezza.
Il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, dopo aver sentito il giudice Lombardi, confermato dalla cancelleria, avrebbe quindi trasmesso gli atti in Procura per valutare tali condotte, che costituirebbero "potenziali interferenze nel sereno esercizio dell'attività giurisdizionale". Sarebbe quindi stato aperto un fascicolo per fare chiarezza, al momento senza ipotesi di reato.