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08/07/2026 19:25
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.

I provvedimenti per i lavoratori più esposti al caldo hanno iniziato a interessare anche i rider. Fino al 23 settembre, per i ciclofattorini il Comune di Milano ha imposto lo stop, o perlomeno una drastica riduzione, delle consegne a domicilio dalle 12.30 alle 16. Nel documento si prevede che i gestori mettano a disposizione soluzioni per l'approvvigionamento di acqua e per le pause e che predispongano aree ombreggiate per i momenti più critici. Quella che è un’importante tutela per il caldo, però, si scontra inevitabilmente con le condizioni di lavoro dei rider, ancora precarie.
A sollevare il tema è la Usb Lombardia, che ha ricostruito in breve com’è la situazione corrente. Dopo l’inchiesta per caporalato della Procura di Milano a Glovo e poi Deliveroo, la prima multinazionale ha stilato un piano per evitare di sfruttare i rider. Tuttavia, se si parla di aumenti di 50 centesimi a consegna e di paghe orarie di 14 euro lordi, il sindacato ha misurato come la realtà sia ben diversa.
Se la retribuzione non è all’ora ma si basa sul risultato raggiunto, non tiene conto infatti delle numerose variabili come i tempi di attesa tra una consegna e l’altra e il traffico. Quando i rider sono comunque a disposizione del datore di lavoro. Perciò i tempi di riposo e ora, con l’ordinanza anti-caldo, il periodo di stop obbligato si traducono in guadagni mancati per i ciclofattorini. Cosa che, sottolinea la Usb, non accadrebbe se i rider avessero un contratto di lavoro subordinato, nel loro caso afferente alla logistica. Ecco perché il motto della mobilitazione è diventato ora “Morire di caldo o morire di fame”.