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03/06/2026 23:27
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.
Le bandiere dei sindacati davanti al cantiere del nuovo consolato degli Stati Uniti sono l'altra faccia dell'inchiesta sul presunto caporalato che sta scuotendo Milano. Da una parte gli accertamenti della magistratura, dall'altra la richiesta da parte di Cigl, Cisl e Uil di maggiori garanzie e controlli lungo tutta la filiera degli appalti.
Al centro della mobilitazione ci sono le condizioni descritte negli atti dell'indagine. Centinaia di cittadini indiani sarebbero stati reclutati nel Paese d'origine dopo aver versato circa 500mila rupie, l'equivalente di oltre 5mila euro, per ottenere la possibilità di trasferirsi in Italia. Una volta arrivati, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbero affrontato turni superiori alle sessanta ore settimanali, con riposi limitati e compensi fortemente ridotti dalle spese per vitto e alloggio.

Le carte parlano di paghe effettive che in alcuni casi sarebbero scese fino a poco più di due euro l'ora. E c'è chi, dopo le trattenute e l'invio di denaro alla famiglia rimasta in India, si sarebbe ritrovato con appena 150 euro al mese per vivere. Per le sigle presenti al presidio, quanto emerso dimostra che lo sfruttamento non riguarda soltanto contesti marginali, ma può annidarsi anche in opere dal forte valore economico e simbolico. Per questo chiedono verifiche più incisive, maggiore trasparenza nei subappalti e una presenza costante nei luoghi di produzione.