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06/05/2026 19:01
Il video riporta fatti oggetto di un procedimento giudiziario ed è realizzato esclusivamente a fini informativi e di cronaca.
Carmelo Cinturrino resta dietro le sbarre. Per il Tribunale del Riesame, l’ex assistente capo del commissariato Mecenate avrebbe agito con una “marcata incapacità di autocontrollo” quando, il 26 gennaio scorso, sparò e uccise nel bosco di Rogoredo il 28enne Abderrahim Mansouri.
I magistrati hanno respinto la richiesta dei domiciliari presentata dagli avvocati Marco Bianucci e Davide Giugno, confermando la misura cautelare in carcere.
Nell’ordinanza si parla di una situazione che non sarebbe stata di emergenza e di “modalità operative improntate alla violenza”. Secondo la ricostruzione della procura di Milano, coordinata dal pubblico ministero Giovanni Tarzia insieme alla Squadra Mobile, il poliziotto avrebbe sparato da una distanza di circa 31 metri, colpendo il giovane alla tempia.
Per il Riesame non ci sarebbe stata alcuna minaccia concreta o violenta da parte della vittima prima del colpo: per l’accusa, che esclude ancora una volta la legittima difesa sostenuta dall’agente fin dall’inizio, si tratta di omicidio volontario.
Pesano poi i comportamenti successivi allo sparo. Secondo gli inquirenti, Cinturrino avrebbe ritardato i soccorsi nonostante Mansouri fosse ancora vivo e agonizzante, nel tentativo di alterare la scena del delitto. Accanto al corpo, infatti, sarebbe stata posizionata una pistola a salve.
Un atteggiamento che, scrivono i magistrati, dimostrerebbe “assoluta indifferenza” per la vita di Mansouri.A incidere sulla decisione anche il presunto tentativo di ottenere una “copertura” da un collega e di concordare una versione comune dei fatti. Elementi che, secondo il tribunale, confermerebbero il rischio di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato.