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21/07/2026 18:00
Di solito sono i magistrati a mettere i sigilli. Stavolta, però, i sigilli sono finiti sulla porta di un ufficio del Tribunale. Succede a Milano, dove al settimo piano del Palazzo di Giustizia è comparso un cartello insolito: "Locale posto sotto sequestro". Non per un processo appena concluso, ma per un'indagine che riguarda proprio un dipendente amministrativo di quello stesso ufficio.
Al centro delle verifiche c'è un tentativo che, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto come obiettivo quasi un milione di euro. La somma, circa 985 mila euro, era stata confiscata al termine di un procedimento per reati economici e destinata al Fondo unico di giustizia. L'ipotesi è che il funzionario abbia predisposto un ordine di restituzione intestato a un'altra persona, nonostante quei soldi non dovessero più uscire dalle casse dello Stato.
A far saltare tutto sarebbe stata una semplice anomalia. A notarla è stata Equitalia Giustizia, che ha trovato incompatibile quell'ordine con il provvedimento di confisca già emesso e ha immediatamente fatto scattare la segnalazione. Da lì sono partiti gli accertamenti della Procura di Milano, le perquisizioni nell'ufficio e il sequestro di documenti e dispositivi informatici.
L'ipotesi di reato, al momento, è falso ideologico. Ma gli investigatori vogliono capire se si sia trattato di un episodio isolato oppure se, negli anni, possano esserci state altre irregolarità nella gestione dei beni confiscati.