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10/03/2026 17:43
“La Nina era viva come il verso libero” scriveva il poeta futurista Paolo Buzzi esattamente 100 anni fa. Quella poesia incisa sulla pietra e custodita nel cimitero di Godiasco accanto alla tomba delle sorelle Angelini, Nina, scomparsa il 10 marzo 1926, e Marietta, alcuni anni dopo, è lì a ricordare una storia dimenticata ma piena di bellezza che ha creato un ponte tra Milano e le avanguardie storiche da una parte, la campagna vogherese e due ragazzine di umili origini, assunte come domestiche nella casa del fondatore del Futurismo Filippo Tommaso Marinetti e diventate poi, in qualche misura, le ancelle sue e dell’intero movimento.
Un movimento, la prima avanguardia storica italiana che, nonostante costruisse una visione dell’arte fondata su valori o concetti maschili come la forza, la velocità, la guerra, accolse al suo interno anche molte donne indipendenti, intellettuali di primo piano, che sperimentarono innovazioni anche in ambiti. Come le sorelle Nina e Marietta Angelini. Più pragmatica, forse, la prima, più artista la seconda, ma entrambe a loro modo “vestali del futurismo”, come felicemente definite nell’omonimo libro lo studioso Virginio Giacomo Bono, pubblicato nel 1990 dalle Edizioni Oltrepò e in cui era raccolta parte dei documenti confluiti nel fondo Angelini oggi custodito dal museo Mart di Rovereto.