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11/02/2026 16:46
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico

Meno carrozzine, meno banchi occupati, meno voci nei cortili delle scuole. La Lombardia scopre di stare diventando una regione sempre meno “a misura di bambino”. A lanciare l’allarme è Assonidi Confcommercio, che fotografa una denatalità ormai strutturale, con effetti destinati a farsi sentire molto presto.
I numeri parlano chiaro. Nel 2024 in Lombardia sono nati 64.711 bambini: è il dato più basso degli ultimi 25 anni, con un calo del 34,5% rispetto al 2009. Una discesa costante che non resta confinata alle statistiche, ma incide direttamente sulla domanda di servizi educativi per la fascia 0-6 anni e, a cascata, su tutta la rete scolastica.
Secondo il Centro Studi di Assonidi, se la tendenza non cambierà, entro il 2036 fino al 40% dei nidi rischia la chiusura. Non per problemi di qualità o gestione, ma semplicemente perché mancheranno i bambini. Un fenomeno già evidente in alcune aree della regione, come la provincia di Pavia, dove il tasso di natalità ha toccato il minimo storico di 6 nati ogni mille abitanti.
Lo scenario, però, va oltre i servizi per la prima infanzia. Anche molte scuole di ogni ordine e grado, soprattutto quelle costruite tra gli anni Sessanta e Settanta per rispondere al baby boom, potrebbero risultare sovradimensionate. Le stime parlano di fino alla metà degli edifici scolastici lombardi destinati a un forte ridimensionamento, con il rischio di diventare vere e proprie “cattedrali nel deserto”.
Per Assonidi la denatalità non è più solo una questione demografica, ma un’emergenza sociale ed educativa. L’appello alle istituzioni è chiaro: servono politiche strutturali e coordinate a sostegno della natalità, della genitorialità e della sostenibilità economica dei servizi educativi.