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14/05/2026 16:29
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico

Le parole possono costruire ponti. O trasformarsi in armi. E in un tempo in cui il dibattito pubblico corre più veloce dei pensieri, all’Università degli Studi di Milano il mondo della comunicazione si è fermato per riflettere sul peso del linguaggio.
“Le parole al limite” ha riunito quindici voci tra giornalismo, scienza, università, istituzioni e comunicazione professionale per parlare di responsabilità delle parole. Un confronto rivolto soprattutto agli studenti, i comunicatori di domani, ma che guarda a tutta la società.
Al centro anche il ruolo dell’informazione e del confine sottile tra informazione e deformazione, tra verità ed onestà.
E poi i numeri dei social. Durante il convegno è stata presentata la ricerca decennale di Kapusons sul lessico d’odio online: Il dato più curioso? nell’arena digitale degli insulti. La presenza del linguaggio d’odio più presente nella politica che nel calcio,
Tra neuroscienze, sociologia e media, il messaggio emerso è uno: le parole non sono mai neutre. Possono includere, ferire, dividere o creare consapevolezza. E proprio per questo serve imparare a sceglierle meglio. Anche e soprattutto nell’epoca dei social e dell’intelligenza artificiale.