Videonews


23/09/2026 16:34
Aveva quindici anni quando è morto, nel 2006. Aveva vissuto tutta la sua adolescenza a Milano: la scuola, gli amici, il calcio, i videogiochi. E anche il computer, che utilizzava per programmare e per costruire un sito dedicato ai miracoli eucaristici.
Vent’anni dopo, quel ragazzo è diventato santo.
Carlo Acutis è morto il 12 ottobre del 2006, stroncato da una leucemia. Nel 2025, quasi vent’anni dopo, Papa Leone XIV lo ha canonizzato in Piazza San Pietro insieme a Pier Giorgio Frassati, davanti a circa 80mila persone. Ma forse la domanda interessante, oggi, non è soltanto come sia diventato santo. È perché continui ad attirare persone che hanno magari la sua stessa età di allora, ma vivono in un mondo completamente diverso.

Ad Assisi, dove il suo corpo riposa dal 2019, il flusso dei pellegrini continua a crescere: nei primi quattro mesi del 2026 il Santuario della Spogliazione ha registrato quasi 400mila presenze. E la sua storia viene continuamente riletta proprio attraverso le domande del presente: il rapporto con la tecnologia, il bisogno di appartenenza, la solitudine, la ricerca di qualcosa che vada oltre il consumo e la performance.
È questo forse il paradosso di Acutis: un ragazzo diventato simbolo della fede nell’epoca digitale non viene ricordato per essere stato diverso dagli altri, ma per come avrebbe scelto di vivere una vita molto ordinaria dando a quella normalità un significato religioso.

A un anno dalla canonizzazione e a vent’anni dalla morte, la sua figura continua così a muoversi tra due mondi: quello della Chiesa, che lo propone come esempio di santità giovane, e quello di una generazione che può guardarlo semplicemente come a un ragazzo che aveva quindici anni, giocava ai videogiochi e usava Internet.