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03/08/2026 11:10
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico

Miranda Priestly attraversa una Galleria Vittorio Emanuele deserta. Sotto la cupola risuonano soltanto i suoi tacchi. È notte, le vetrine sono chiuse e intorno non c'è nessuno. Oggi quello stesso luogo è un susseguirsi di turisti, selfie e smartphone. È l'effetto de Il Diavolo veste Prada 2. Perché a una meta già amatissima dai visitatori, il film ha regalato un motivo in più per entrarci.
Il sequel del cult con Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt non ha riportato soltanto sul grande schermo il mondo di Runway. Ha acceso i riflettori anche su Milano. Dalla Galleria Vittorio Emanuele a Brera, passando per Palazzo Clerici e via Montenapoleone, i luoghi che fanno da sfondo alle scene del film sono diventati una tappa obbligata per chi arriva in città e vuole rivivere le stesse inquadrature.
Lo confermano anche i numeri. Secondo il Centro Studi di Confcommercio Milano Lodi Monza Brianza, dopo l'uscita del film i flussi medi giornalieri di turisti stranieri nelle principali location della pellicola sono aumentati del 18%. L'incremento più marcato si registra tra Cairoli e Palazzo Clerici, con un +28%, seguiti da Galleria-Duomo (+17%), Brera (+14%) e Montenapoleone (+13%).
Ad arrivare sono soprattutto gli americani, primi tra i visitatori stranieri, seguiti da francesi e britannici. E il trend continua a crescere: nel trimestre estivo sono attesi circa un milione e mezzo di turisti internazionali nel centro di Milano, oltre 451 mila soltanto ad agosto.
Perché, questa volta, il vero colpo di scena non è nel copione. È fuori dal cinema. Le scene finiscono, ma le location continuano a vivere ogni giorno tra selfie, video e turisti arrivati da tutto il mondo. E se nel film è Miranda Priestly a dettare le tendenze della moda, nella realtà Milano sembra aver lanciato l'ultima: trasformare il grande schermo in un itinerario di viaggio.