Videonews


29/10/2026 14:56
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

Si conoscerà il 19 gennaio il destino degli imputati, coinvolti nella morte di Gianvittorio Carlin, l’operaio deceduto nell’ottobre di quattro anni fa, mentre stava lavorando al termovalorizzatore di Parona. Intanto, stando a quanto si apprende, i familiari della vittima sarebbero disponibili ad accettare l’offerta di risarcimento presentata dagli accusati.
Sulla vicenda si sono costituiti parte civile la compagna e il fratello di Carlin. Quest’ultimo, dipendente di una ditta esterna, era stato colpito alla testa da un tubo che si era staccato, riportando un violento trauma cranico. Qualora accettasse il risarcimento, la famiglia di Carlin uscirebbe dal procedimento come parte civile. Rimarrebbe invece come parte offesa nel processo, di cui si saprà di più nei prossimi mesi.
Giovedì mattina, in tribunale a Pavia, è quindi proseguita l’udienza preliminare sul caso. Rischiano il giudizio 17 persone e cinque società, tra cui A2A, la società che gestisce l’impianto di Parona. Sono coinvolti manager, responsabili dei lavori e della manutenzione, nonché coordinatori della sicurezza. Tra di loro, ci sarebbe un imputato disposto a chiedere il giudizio abbreviato. Tutti gli altri avrebbero manifestato la volontà di affrontare il dibattimento con il rito ordinario.
Secondo la Procura di Pavia, tutti sono colpevoli di errori, omissioni e carenze che avrebbero provocato la morte dell’operaio. Gi errori avrebbero riguardato la manutenzione dell’impianto, la progettazione, fornitura delle tubazioni e la mancata formazione del personale per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro. Sugli imputati, pendono accuse, a vario titolo, di omicidio colposo aggravato dalla violazione di norme antinfortunistiche.