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31/10/2026 19:23
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.

Settimana calda per l’inchiesta sull’urbanistica della Procura di Milano. Con tre episodi, si sono riaccesi i riflettori sulla vicenda che tiene in scacco circa 5mila famiglie, che stanno pagando senza avere accesso alla propria casa. Ma andiamo con ordine.
A inizio settimana, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura di Milano contro il dissequestro della torre residenziale Unico-Brera, in via Anfiteatro, deciso dal Riesame. In quel filone ci sono 27 indagati per abuso edilizio, lottizzazione abusiva e falso. Ma il collegio di giudici della Cassazione ha riconosciuto la buona fede dei costruttori, che si sono affidati alla prassi comunale e alla giurisprudenza che c'era fino almeno al 2023.
Poi, è arrivata la seconda assoluzione nella maxi inchiesta, che questa volta ha riguardato il cantiere di via Fauché 9. Qui, al posto di un vecchio laboratorio-deposito venne realizzata una palazzina residenziale con due piani fuori terra e un piano seminterrato. Il Tribunale ha assolto "perché il fatto non costituisce reato" il costruttore Luigi D'Ambrosio e il direttore dei lavori e progettista Marco Colombo. Nonostante Tar e Consiglio di Stato abbiano riconosciuto un abuso edilizio, su cui si attende l’esito dell’ennesimo ricorso.
Due provvedimenti che, di nuovo, pendono a favore delle “famiglie sospese”, rappresentate da Filippo Borsellino, che ha pronta un’iniziativa in merito.
Intanto, la pm Marina Petruzzella ha deciso di ricorrere in Cassazione contro le assoluzioni in primo grado degli otto imputati per abuso edilizio e lottizzazione abusiva per il grattacielo Torre Milano di via Stresa, primo verdetto nell’inchiesta. Borsellino ha parlato di “accanimento terapeutico”.