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06/10/2026 19:08
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

Ha risposto a tutte le domande del pm Giovanni Tarzia Carmelo Cinturrino, l’ex poliziotto accusato dell’omicidio volontario del pusher Abderrahim Mansouri, avvenuto lo scorso 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo a Milano. l’interrogatorio è stato chiesto dai suoi legali, gli avvocati Davide Giuseppe Giugno e Marco Bianucci, che continuano a sostenere che la morte del ragazzo di origini marocchine sia stata una tragica fatalità.
Il precedente interrogatorio si era svolto esattamente due mesi prima, il 6 agosto. In quell’occasione, il pm Tarzia voleva contestare anche la premeditazione, ipotesi che avrebbe potuto portare alla richiesta di giudizio immediato. L’ex agente aveva però deciso di non rispondere e il procedimento non poté essere celebrato. Nel corso del nuovo colloquio con il pm Tarzia, l’ex poliziotto del Commissariato Mecenate sarebbe entrato nel merito del traffico telefonico, così da poter dimostrare l'assenza di un’azione premeditata. I suoi difensori hanno anche aggiunto che, seppur si dichiari innocente, il loro assistito in carcere abbia il pensiero fisso per il ragazzo morto.
Secondo quanto ricostruito dalla Squadra mobile, Mansouri fu colpito alla testa da un proiettile esploso con la pistola d’ordinanza di Cinturrino da una distanza di circa 30 metri, durante un controllo contro lo spaccio. La vittima, sempre secondo gli investigatori, non era armata e non aveva tentato la fuga. Dopo lo sparo, stando alle ricostruzioni, l’ex poliziotto avrebbe ritardato consapevolmente l’attivazione dei soccorsi per circa 20 minuti, nonostante Mansouri fosse ancora vivo e in condizioni di agonia. Secondo gli inquirenti, quel lasso temporale sarebbe servito per alterare la scena del delitto, con presunte pressioni esercitate da Cinturrino nei confronti dei colleghi per concordare una versione comune dell’accaduto.
È poi ancora aperto il capitolo d’inchiesta scattato quest’estate, in cui il poliziotto, ormai destituito, e altri sei ex colleghi del commissariato Mecenate sono indagati per una quarantina di capi d’imputazione, tra cui spaccio, estorsione e arresti illegali.