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21/09/2026 19:41
Il contenuto affronta un evento sensibile in chiave informativa e giornalistica, con l’obiettivo di fornire contesto e comprensione dei fatti.

Nonostante le polemiche interne, la legge sul fine vita serve e non solo a livello regionale ma anche nazionale. Il governatore della Lombardia Attilio Fontana approfitta della nuova edizione di Direzione Nord, a tema ‘Salute, diritto universale’, per tornare a parlare di suicidio medicalmente assistito. Il presidente ha anche ricordato il pronunciamento della Corte Costituzionale in materia, che ha messo nero su bianco i dettagli, rispettati i quali, il ricorso al fine vita non deve essere punibile.
Se il Veneto è stata la prima regione in mano al centrodestra ad aver recentemente approvato in Consiglio una legge per normare il suicidio medicalmente assistito, in Lombardia la strada è scoscesa. L’assessore al Welfare Guido Bertolaso ha infatti emanato delle linee guida per regolare l’accesso al fine vita, nel rispetto della sentenza della Corte Costituzionale. Dopo che Domenico Zuccarella, 59enne con sclerosi multipla, ha rappresentato il 25 agosto scorso il primo caso di suicidio medicalmente assistito in Lombardia, Fratelli d’Italia ha scatenato un polverone.
Questa situazione ha quindi portato il governatore Fontana a ritenere che forse il Pirellone non approverà mai una legge in tal senso. Ma senza puntare il dito sulla sola maggioranza e pensando, invece, che anche nell’opposizione ci siano diversi contrari. Bertolaso, sempre a Direzione Nord, è quindi tornato sulle polemiche.
All’evento, è stata letta una lettera da parte del senatore del Pd Franco Mirabelli, malato di Sla, che ha evidenziato luci e ombre delle linee guida diffuse da Bertolaso, ricordando poi che gli italiani chiedono di regolamentare il fine vita in modo trasversale. Come dimostrato dall’associazione Coscioni, che ha portato in Regione una proposta di legge firmata da 17mila persone. Che Bertolaso, però, deve ancora valutare.