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28/10/2026 17:16
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

La scarcerazione di Youssef Siher fa esplodere lo scontro tra Governo e magistratura. Il trentenne, accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo, torna libero dopo che la gip di Milano ha deciso di non convalidare il fermo.
“Una decisione vergognosa”, attacca la premier Giorgia Meloni, secondo cui il canale Telegram gestito da Siher avrebbe incitato a organizzare le manifestazioni sfociate nelle devastazioni di Milano. Ma c'è un dettaglio: il canale Telegram sarebbe stato aperto soltanto la sera del 18 ottobre, dopo gli scontri.
Sulla stessa linea Matteo Salvini. “Una decisione vergognosa, incomprensibile, assurda”, tuona il vicepremier, ricordando i gravi reati contestati dalla Procura. E lancia una provocazione: se durante i prossimi cortei ci saranno nuove violenze, “sarà il giudice a pagare di tasca sua i danni?”
Parole che fanno insorgere i magistrati. L'Associazione nazionale magistrati parla di “attacco scomposto” e denuncia un “consueto esercizio di intimidazione”, ricordando che autonomia e indipendenza della magistratura sono pilastri della democrazia.
Ancora più dura la risposta del presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, che definisce “irricevibili” gli attacchi politici, denunciando una “scarsa conoscenza, reale o mascherata” delle regole dello Stato di diritto. Perché le accuse della Procura devono passare al vaglio di un giudice indipendente. E nel caso Siher, la gip non ha ravvisato né il pericolo di fuga né gravi indizi di colpevolezza sufficienti a giustificare una misura cautelare.
Lo scontro arriva fino alla Camera. Le opposizioni chiedono a Meloni di riferire in Aula, accusandola di aver attaccato l'indipendenza della magistratura. “Avevate trovato il colpevole perfetto, l'Osama Bin Laden di Brescia”, affonda il Movimento Cinque Stelle. Per il Partito Democratico, invece, “attaccare la magistratura significa attaccare la democrazia e la Costituzione”.