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28/05/2026 14:17
Il video documenta fatti di cronaca con linguaggio sobrio e finalità informative, evitando ogni forma di spettacolarizzazione.

Al Cinema Beltrade di Milano ha registrato un sold out importante. Sulla piattaforma streaming OpenDDB, dove è arrivato a febbraio, è già il titolo più visto dell’anno. Mentre l’inchiesta della Procura di Milano prosegue nelle audizioni dei testimoni che hanno vissuto o sentito i fatti, il successo registrato in tutta Italia dal docufilm “Sarajevo Safari” dimostra il grande interesse per la verità sulla vicenda.
L’opera, realizzata dal regista sloveno Miran Zupanič e uscita nel 2022, ricostruisce con crudezza e senza filtri la storia del presunto “safari umano” messo in atto durante l’assedio di Sarajevo, dal 1992 al 1996. Sta emergendo che in quegli anni era operativo in zona un gruppo clandestino di ricchi stranieri che pagavano cifre elevate per sparare contro gli abitanti della capitale della Bosnia-Erzegovina. In palio premi su misura a seconda che la vittima fosse adulta, di sesso femminile o di minore età.
Gli appartenenti al gruppo clandestino, che fiancheggiava l’attività dell’Esercito Serbo-Bosniaco, provenivano da Paesi tra cui Stati Uniti, Canada, Russia e Italia. Qui, in particolare, sono emersi nelle indagini della Procura nomi tra Friuli, Lombardia ed Emilia Romagna. Ma la giustizia italiana non si sarebbe mossa senza l’esposto presentato dal giornalista Enzo Gavazzeni, che grazie al documentario sloveno ha portato avanti la sua inchiesta narrata nel libro “I cecchini del Weekend”.
Gavazzeni ha raccontato come sia stato grazie al regista Zupanič che ha potuto raggiungere nomi e ottenere testimonianze importanti per la sua inchiesta personale, che però poi prende vita propria rispetto al documentario.
Una storia sconvolgente, il cui racconto”, si legge nelle note di regia, “offre allo spettatore un’intuizione del male assoluto che si cela dietro le maschere dell’umanità”.