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25/09/2026 17:39
A Milano quasi una scuola primaria su due supera il 30 per cento di alunni con cittadinanza non italiana. Un dato che, letto così, sembra raccontare una città dove il tetto agli stranieri nelle classi potrebbe avere effetti molto pesanti.
Ma basta cambiare prospettiva e il quadro cambia parecchio.
È quello che emerge da uno studio del Laboratorio di Politiche Sociali del Politecnico di Milano, che ha incrociato i dati disponibili su iscrizioni e risultati scolastici.
Partiamo dai numeri.
Alle elementari, a Milano, sono 69 su 143 le scuole che superano la soglia del 30 per cento.
In circa trenta istituti gli alunni con cittadinanza non italiana sono addirittura almeno la metà.
Ma dentro quel numero ci sono anche bambini che in Italia sono nati e che quindi, secondo le regole annunciate per il nuovo tetto, non verrebbero considerati allo stesso modo.
Se si prendono soltanto gli alunni nati all'estero, infatti, nessuna delle scuole primarie milanesi analizzate superava il 30 per cento.

Alle medie il fenomeno resta, ma si restringe ancora: le scuole sopra la soglia passano da 40 a soltanto 3. E qui arriva un altro elemento della ricerca. Il cosiddetto white flight: famiglie italiane che, quando una scuola ha una presenza molto alta di alunni stranieri, scelgono di iscrivere i figli altrove.
Non significa automaticamente che quelle scuole siano peggiori. Ma crea una dinamica che rischia di accentuare la concentrazione.
E secondo il Politecnico il punto vero potrebbe essere proprio questo: più che spostare gli alunni stranieri da una scuola all'altra, bisognerebbe capire come rendere attrattive le scuole dei quartieri dove questa concentrazione è maggiore.
Perché c'è anche un dato sui risultati: sotto il 30 per cento di alunni stranieri non emergono differenze significative nei risultati Invalsi, a parità di condizioni socio-economiche. Sopra quella soglia iniziano invece a comparire effetti negativi, che diventano molto più marcati quando la presenza arriva al 50 per cento.
Insomma, dietro il numero del 30 per cento c'è una realtà molto più complessa.
E a Milano la domanda non è soltanto quanti sono gli alunni stranieri in una classe, ma anche come evitare che la composizione delle scuole diventi un fattore di separazione tra i quartieri e tra le famiglie.